I raskatielli
di miskiglio
di teana

Il “Raskatiello di Miskiglio” è uno dei piatti della tradizione di un’area territoriale ben definita del Parco Nazionale del Pollino, detta “Valle del Serrapotamo”. Quattro sono i paesi di quest’area che sono interessati alla preparazione di questo prodotto: Teana, Fardella, Chiaromonte e Calvera.

A seguito di una ricerca condotta, attraverso interviste sul campo (donne con fascia d’età dai 60 ai 100 anni) si è riusciti a risalire alla ricetta originaria e alla storia del piatto che dimostra di avere una larga base popolare ed essere ancorata allo specifico contesto culturale.

La nascita di questo piatto può essere collocata intorno al 1600, periodo nel quale Teana, come il resto della Regione, si ritrovò ad affrontare un periodo di forte carestia dovuta alle continue morti a causa della peste nera e dei terremoti che si susseguirono in quegli anni. Dopo questi eventi nacque nel popolo la necessità di “arrangiarsi”. Seminare il grano era diventato un lusso e privilegio dei proprietari terrieri, chi non poteva permettersi di seminare quantità di grano necessario per sfamarsi fu costretta a cercare un’alternativa: produrre una quantità sufficiente di legumi e da qui il “miscuglio” di farina di grano e farina di fave. Nasce così il Raskatiello di Miskiglio di Teana.

Il “Raskatiello di Miskiglio di Teana” è una pasta fresca fatta a mano, ad oggi preparata esclusivamente a livello “casalingo.

Nella preparazione dell’impasto viene messo per ogni persona “na iunt” di farina, nella proporzione di un terzo di farina di fave e due terzi di farina di grano tenero. Le farine vengono setacciate direttamente sulla spianatoia, a cui viene fatto un buco centrale dove vi si versava l’acqua. Il tutto amalgamato fino ad ottenere un impasto omogeneo e non troppo molle. L’impasto viene steso con il palmo delle mani, ricavati dei cilindri, più o meno grandi a seconda della fretta vengono strascinati tanto quanto si dovevano “accuppulare” sulla mano. 

Il sugo doveva che compone il piatto deve essere “scind scind” cioè acquoso, quasi una zuppa da poter essere mangiata con il cucchiaio e poi con il pane “, inoltre possono essere fatti anche “sfritti” con aglio, olio e “zafaran psat”.Nella preparazione dell’impasto viene messo per ogni persona “na iunt” di farina, nella proporzione di un terzo di farina di fave e due terzi di farina di grano tenero. Le farine vengono setacciate direttamente sulla spianatoia, a cui viene fatto un buco centrale dove vi si versava l’acqua. Il tutto amalgamato fino ad ottenere un impasto omogeneo e non troppo molle. 

L’impasto viene steso con il palmo delle mani, ricavati dei cilindri, più o meno grandi a seconda della fretta vengono strascinati tanto quanto si dovevano “accuppulare” sulla mano. Il sugo doveva che compone il piatto deve essere “scind scind” cioè acquoso, quasi una zuppa da poter essere mangiata con il cucchiaio e poi con il pane “, inoltre possono essere fatti anche “sfritti” con aglio, olio e “zafaran psat”.

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